Good afternoon - it's 15:42
Federica Branchi

Oblique Etiquette

In Branchi’s prose, the daily acrobatics of love language are scrutinized mid air by her inquisitive, rapacious perception. The result is a vivid geometry of details, dancing naturally as a flock of birds in the wind. As soon as we start grasping the rules behind this pattern, she thunderstrucks it to start anew — for her insight allows no peace or reconciliation, and the only prey worth playing with is the one that’s alive.

Sei premuto così diritto e forte negli intenti per me, che io so tu segugi qualcosa; o sembra tu allungheresti una mano, ad affondarla nel cuore dell’evento che sono. ma non c’è gorgo o nodo da lisciare, né ricchezza da fraudare o melanconia di cui pascere, per avermi in compassione: è un sentimento fiacco. mi fa rivoltare quando intrapreso.

You are pressed so straight and strong in intent for me, that I know you are stalking something; or it seems you would stretch out a hand, to plunge it into the heart of the event that I am. But there is no whirlpool or knot to smooth, no wealth to defraud or melancholy to graze on, to have sympathy of me: it is a sluggish feeling. It causes me to revolt when undertaken.

Mentre eri con me a studiare, capivo che volevi la mia mela: insistendo che la prendi pure, io te la davo da mangiare perché tanto io non la volevo, per un caso. sai che la porto sempre, è piccola, io la mangio tutta: intendo tutta completa, anche i semi ed il torsolo. viene un giorno che la volevo mangiare, ma c’eri anche tu: allora proponi che la mangiamo insieme ma io non voglio farlo insieme, io la voglio mangiare da sola completa. ti mento che non la voglio, e di prenderla pure di nuovo. il giorno dopo voglio goderla da sola intera, così prima che tu puoi arrivare, io la ho mangiata completa. tu chiedi: «ma la mela?», e io: «l’ho mangiata», e ti deludo. sono coscienziosa e invece sono incosciente; reagisco come mi pare a un fatto che io causo.

While you were with me studying, I could see that you wanted my apple: I was insisting that you take it, and I gave it to you to eat because I didn’t want it anyway, by chance. you know I always have it, it’s small, I eat it all: I mean the whole thing, including the seeds and the core. one day I wanted to eat it, but you were there too: so you suggested that we eat it together, but I don’t want to eat it together, I want to eat it all by myself. I lie to you that I don’t want it, and to have it again. the next day I want to savor it alone completely, so that before you can arrive, I have eaten it whole. you ask: “but what about the apple?”, and I say: “I have eaten it”, and I disappoint you. I am conscientious and yet I am unconscious; I react as I see fit to a fact that I cause.en.

Mi vedo fatta come intendi te, che vuoi tener fila dei materiali miei che cerni, degradi, o che ancora tu esalti; tu mi sembri svantaggiosamente caparbio, o contronaturale ai tuoi credi: non sono io come ti va bene. non voglio mai che vuoi starmi a sentire, o che mi solleciti per far raccolta dei miei frutti intensi; sono, sempre quasi, cocciutamente indispettita. non mi piace che tu vuoi costruire una routine con me e avere le mie abitudini sotto agli occhi, così decostruisco ogni routine.

I see myself as you intend, wanting to keep in line with the materials of mine that you zip, degrade, or even exalt; you seem unfavorably stubborn, or counter-natural to your beliefs: I am not me as you want me to be. I never want you to listen to me, or urge me to harvest my intense fruits; I’m, always almost, stubbornly annoyed. I don’t like that you want to build a routine with me and have my habits under your thumb, so I deconstruct every routine.

Mi hai detto: «sei una autistica! giochi sempre con gli oggetti che trovi. il tuo caffè si protrae per ore, fai dei giochi infantili e solitari. lo bevi sempre raffreddato, non ha un senso così. cambi sempre posto, non ti vuoi mai fare trovare. preferisci mangiare una arancia da sola su di una panca anziché fare un pasto completo ad una tavola con me: sei assurda. inoltre non si beve l’acqua dai rubinetti del bagno, e non si gira la città in solitaria, non si coglie la roba da terra. tu non hai alcun amor proprio». vorrei solo che lasci in pace le mie circostanze miti, chete, slavate; ma tu ti vuoi completare per scaturirmi una risposta, visto che io non voglio mostrare di sentirti, così racconti la tua visione breve con forza: «sei una autistica! ad esempio io ti immagino a casa alla scrivania, che hai un pezzo di legno fra le mani che lo intagli con un coltello. chissà che cosa fai sempre, che non sia inutile». vuoi stropicciarmi dal mio riserbo stranito, e farmi parlare a modo. ma le personalità mi straccano, e i discorsi allungati di più.

You told me: “you’re autistic! you always play with the objects you find. your coffee goes on for hours, you play childish and lonely games. you always drink it cold, it doesn’t make sense. you always change places, you never want to be found. you prefer to eat an orange alone on a bench instead of having a full meal at a table with me: you’re absurd. besides, you don’t drink water from the bathroom faucets, and you don’t walk around the city alone, you don’t pick things up off the ground. you don’t have any self-respect”. i would just like you to leave my mild, cheerful, washed-out circumstances alone; but you want to complete yourself in order to spring a response from me, since i don’t want to show that i hear you, so you tell your short vision forcefully: “you are an autistic! for example, i imagine you at home at your desk, holding a piece of wood in your hands, carving it with a knife. who knows what you do all the time, that it’s not useless?” you want to shake me out of my strange reserve, and make me talk my way. but personalities tear me apart, and long speeches more so

Mi viene la prima cosa per la testa da risponderti per darti la calma e lo stare zitto, che ad esempio a tavola, per sperimentare, io cambio modo di usare le posate nel passare delle settimane: una volta le libro da aristocratica e non succhio i brodi, una volta le tengo mogie come un vecchio di malattia; un’altra come una morta d’appetito dopo una guerra e lecco, o un’altra ancora uso la forchetta per verticale tenuta in pugno, e martello il piatto a mangiare; in questo caso la mamma si sciocca, e vuole sapere per cortesia da chi imparo, o se faccio così al ristorante (ma io non vado al ristorante: sembra che se lo dimentica). io dico: «non mi ricordo! non mi ero proprio accorta di quello che apprendo». tu chiedi perché lo faccio, ma io non so che cosa dirti: è solo per farlo e sentire altri modi, è uno sfogo ed un esercizio.

I get the first thing on my mind to answer you to bring you calmness and silence, that for example at the table, to experiment, I change the way I use cutlery over the weeks: one time I hover them like an aristocrat and don’t suck the broths, one time I hold them mogie like an old man of sickness; another like a dead of appetite after a war and I lick, or yet another I hold the fork vertically in my fist, and hammer the plate to eat; in which case mom is shocked, and wants to know please who I learn from, or if I do this at the restaurant (but I don’t go to the restaurant: she seems to forget). I say, “I don’t remember! I didn’t really notice what I’m learning.” you ask why I do it, but I don’t know what to tell you: it’s just to do it and feel other ways, it’s an outlet and an exercise.

in una giara di terracotta abitabile poni una linea lisciata di acqua saponata
in cui ti accovacci, che il livello ti sfiori appena le natiche e solletichi le piante dei piedi
una nudità in conca non basta a farti fatta; occorre un dispendio, e scomodità ricercata, che accresca la forza del vagito di dopo
una cosa che sporga con il rischio di esser recisa
duoliti. Tieni il tuo respiro, e pena in un giubilo di recita, vedi che il ritroso è solo avanti,
non è che rifare. Ricoincidere novello, redivivo,
collimare
Nella teca vapore nasce e sonno muore, bocca casca in fiotti, Nessun
Dorma,
Agonia è qui
l’acume teorico è gravoso; ti lascia così senza azione o spinta, su di un’isola verbale ragionevole ma sussiegosa
nessuna legge ti ha adescata. Ancora prevale un istinto alle cose,
mangiare il candore in fumo d’una grotta scavata
fiaccare la morale, assuefarsi alla percezione
Sei nata

in an inhabitable earthenware jar place a smooth line of soapy water
in which you squat, that the level barely touches your buttocks and
tickles the soles of your feet
a nudity in the basin is not enough to have you made; it is necessary
an expenditure, and a refined discomfort, that increases the strength
of the wailing afterwards
a thing that protrudes with the risk of being cut off
grieve. Hold your breath, and sorrow in a jubilant recitation, see that
the backward is only forward,
is but to redo. Reincarnate new, redivive,
Collimate
In the shrine vapor comes to life and sleep dies, mouth falls in
streams, Nessun Dorma,
Agony is here
Theoretical acumen is burdensome; it leaves you without action or drive, on a reasonable but snooty verbal island.
no law has lured you. Yet an instinct for things prevails, eating the
candor in the smoke of a hollowed-out cave
weakening morals, getting addicted to perception
You are born

Author from Valtellina with a background in anthropology of education, since 2016 she lives in Milan working as an educator in elementary school and writer.

Reading by Sara Selimja.
Video by Ruben Spini.